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Amare il calcio, rinunciare alla curva

E' una scelta che ho dovuto fare. E' una scelta che molti hanno dovuto fare. Per limiti di età, per responsabilità, per motivi di salute, perchè era da fare e basta. I biglietti, il treno, la ressa, il puzzo, le canne, il sudore, l'adrenalina, i celerini, i cori, il fumo, le spinte, le botte, la partita, il rientro a casa sfatti. Lentamente questo rituale perde di senso, razionalmente il proprio "status" sociale prende il sopravvento, si getta la maschera, la domenica vissuta da spostati non fa più per te.
E' una scelta individuale che nessuna legge o governo può influenzare o modificare. Si preferiscono lo studio alla curva, il lavoro alla curva, la ragazza alla curva, gli amici veri alla curva, la politica alla curva, il cinema alla curva, le vacanze al mare ed in montagna alla curva. Ad un tratto si sceglie di vivere da tifoso "normale" la domenica dell'appassionato e, passando gli anni, c'hai quell'aspetto e quella faccia che i poliziotti agli ingressi non perquisiscono più. Non guardano più. Anzi ti scappa un cenno, un saluto, un pensiero a quei tutori dell'ordine che fin dalle prime luci dell'alba sono lì per garantire il tuo divertimento e, non più "nemici", comprendi finalmente che sono le prime vittime di questo sistema demenziale che ti impedisce di vedere una partita di pallone vicino a qualcuno "colpevole" di tifare per un'altra squadra. Che poi lunedì mattina si sveglia ed è esattamente come te allo specchio, stessa faccia, stessa nazione, stessa lingua.
Ora dopo i fatti ed il dolore di catania cambia tutto e non cambia niente.......io mestamente sorrido.......amaramente. La scelta individuale l'ho fatta tanto tempo fa e non esisteva nessuna legge e nessun governo.
Penso solo: che culo, che ho avuto.
Ed è tutto quello che mi viene in mente.
Uligano

Pubblicato il 6/2/2007 alle 9.39 nella rubrica Diario.

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